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Testimonial sì o no

21-06-2021 22:37

Francesco Grauso

Marketing, vendite, Testimonial, Brand , Fama , cliente , consumatore,

Testimonial sì o no

Notorietà del testimonial è garanzia di maggiori vendite?Ci sono rischi? Il testimonial è sempre un personaggio famoso?

Quando si tratta di costruire una strategia per rafforzare il proprio brand e di conseguenza ottenere una crescita delle vendite di un determinato prodotto, si punta a legare il marchio a un personaggio famoso.

L’obiettivo è quello di sfruttare la notorietà del testimonial per spingere le vendite e accrescere l’awareness nel proprio pubblico target.

Se ti dico George Clooney, sono certo che ti verrà in mente la Nespresso e la famosa espressione “What else?”. 

In questo caso il famoso marchio di macchine e capsule di caffè è riuscito nel suo intento, ottenendo un’esposizione importante e una crescente “presenza” nella memoria nel proprio target.

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Ma la costruzione di una campagna di marketing sulla ricerca e sull’uso di un testimonial, non può essere considerata come la chiave risolutiva per la crescita del proprio brand, soprattutto se è pensata completamente slegata da tutti gli altri strumenti di promozione. L’utilizzo di un testimonial non è una bacchetta magica che miracolosamente fa schizzare in alto la domanda del nostro prodotto. 

Anche perché questa tipologia di campagna deve prevedere una fase di studio importante che ha lo scopo di analizzare l’identità del brand e del valore che si vuole trasmettere, e una volta individuato si passa alla scelta e all’ingaggio del personaggio più adatto a fare da promotore.

Bisogna tuttavia considerare che questo modo di fare marketing espone il brand a un rischio importante, perché legarsi a un personaggio famoso significa inevitabilmente essere identificati con lui anche fuori dal momento promozionale.

La condotta del personaggio e la coerenza con i valori diventano degli elementi essenziali e da monitorare per evitare che si crei un effetto di scollamento o addirittura, nel caso di scandali o comportamenti non proprio corretti, una campagna avversa. 

Questo perché i personaggi più sono famosi e più possono essere dei catalizzatori non solo di opinioni ma anche di comportamenti che si possono tradurre, nei casi citati, in cali di fatturato importanti. 

 

Proprio alcuni giorni fa su tutti i giornali è rimbalzata la notizia di Cristiano Ronaldo, che durante la conferenza stampa degli Europei 2020 ha spostato due bottiglie di Coca Cola, sponsor dell’evento calcistico, e con un gesto ha invitato a bere acqua. La conseguenza diretta di questo semplice gesto è stata un perdita per il marchio di bibite di oltre 4 miliardi di dollari. Risonanza questa dovuta anche al rigoroso regime alimentare adottato dal famoso calciatore. Questo esempio per sottolineare la potenzialità che hanno i personaggi famosi, e di quanto possa essere utile e allo stesso tempo rischioso legare un marchio a questa fama. 

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Testimonial sì o no? Come sempre la risposta a questa domanda è dipende.

Perché la scelta e l’ingaggio di un personaggio famoso da sole non garantiscono il rafforzamento del marchio, ma esse devono essere il frutto di un’analisi e di uno studio che partano dal brand stesso. È importante individuare i propri valori fondanti, come trasmetterli, che identità si vuole avere e poi in base a questi elementi capire chi e come scegliere il proprio testimonial. 

 

Chiudo facendo un’ulteriore precisazione. Il testimonial di un’azienda o di un suo prodotto non è necessariamente un attore famoso, un atleta, una modella, una cantante. I testimonial possono essere diversi e di natura diversa, c’è il testimonial - proprietario dell’azienda, il caso più famoso e riuscito è Giovanni Rana che promuove direttamente i propri prodotti, c’è il testimonial - consumatore tipo che vuole rappresentare il target a cui è rivolto un determinato prodotto o servizio, e poi c’è quello che secondo me è il testimonial più efficace: il cliente soddisfatto. 

Il cliente soddisfatto ha il potenziale di innescare il fenomeno del passaparola.

Te ne ho parlato in questo articolo. 

 

Fare marketing con una celebrità, senza una costruzione di una strategia che parta dall’interno e dalla conoscenza del proprio brand, rischia di essere un fuoco di paglia che potrebbe portare risultati nel brevissimo periodo, ma che poi non saranno garanzia di una sostenibilità duratura. 


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