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Fenomeno Uffizi. Non Ferragni

22-07-2020 22:58

Francesco Grauso

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Fenomeno Uffizi. Non Ferragni

La notizia della visita di Chiara Ferragni al museo di Firenze è rimbalzata su tutte le principali testate giornalistiche, facendo scalpore.

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La notizia della visita di Chiara Ferragni al museo degli Uffizi è rimbalzata su tutte le principali testate giornalistiche, alimentata da una polemica abbastanza accesa.

 

Da un lato ci sono gli integralisti della cultura che non vogliono in alcun modo veder affiancato l'importante nome del museo fiorentino a quello di un’influencer, donna e per giunta giovane. Quasi ad indicarla come la cattiva della storia.

 

Dall'altro troviamo quelli che leggono la situazione come un'opportunità per aumentare le visite al museo, sfruttando i like e i commenti generati. 

 

Sta di fatto che c'è un terzo elemento da considerare, forse quello centrale. Per notarlo bisogna spostare l'attenzione dalla Ferragni -  lo so, è difficile - e concentrarsi sul museo degli Uffizi.

La loro è stata una vera e propria operazione di marketing

e il coinvolgimento della Ferragni è un ulteriore tassello di una strategia più ampia. Strategia che ha l'obiettivo di voler avvicinare i più giovani (fascia 16 - 25 anni) al museo e, si spera, alla cultura. 

 

L'altra azione-chiave è quella di essere approdati nel momento più adatto su Tik Tok, la nuova piattaforma social di grande popolarità proprio tra i giovanissimi. Il momento è più adatto perché ora questo nuovo social è nella fase di sviluppo più alta, grazie all'arrivo di personaggi famosi, politici, grandi brand e le tanto temute sponsorizzate. 

 

Dando un'occhiata al profilo degli Uffizi su Tik Tok, ci si rende subito conto che il linguaggio non è quello tipico che ci si aspetterebbe da un museo. Ci sono video che hanno come protagonisti le opere d'arte che interpretano in chiave ironica i trend più in voga di Tik Tok. 

 

L'operazione degli Uffizi e del direttore Eike Schmidt ricorda molto quella di Taffo (ce ne ha parlato Chiara in questo articolo), ovvero provare a sdoganare un concetto tabù, nel caso di Taffo la morte, per gli Uffizi la cultura come qualcosa di esclusivo, adatta solo per un'elite.  

 

I risultati non si sono fatti attendere ed è stato registrato un considerevole aumento degli accessi al museo, nella fascia dei i ragazzi al di sotto dei 25 anni. L'operazione ha avuto la sua risonanza mediatica e questo ha giovato molto, al punto che è stato dichiarato che se continua così saranno in grado di far rientrare alcuni dipendenti dalla cassa integrazione. 

C'è un grande rischio: quello di perdere la propria identità.

È importante cercare di avvicinare i più giovani alla cultura e di conseguenza aumentare i visitatori del museo, ma non bisogna farlo rischiando di snaturare il grande valore, l’enorme bagaglio e l’importanza della cultura e dell’arte.

 

Non credo sia questo il pericolo perché è chiaro l’obiettivo ed è chiaro il punto di partenza. Lo stesso diretto Schmidt ha dichiarato: “Noi abbiamo una visione democratica del museo: le nostre collezioni appartengono a tutti, non solo a un’autoproclamata élite culturale, ma soprattutto alle giovani generazioni. Anche perché, se i giovani non stabiliscono oggi una relazione col patrimonio culturale, è improbabile che in futuro, quando saranno loro i nuovi amministratori, vorranno investire in cultura. Per questo è importante usare il loro linguaggio, intercettare la loro ironia e il loro potenziale creativo”.


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